Aggiornato ad agosto 2026

Buoni pasto 2026: soglia a 10 euro e calcolo del risparmio per l'azienda

Dal 1° gennaio 2026 i buoni elettronici sono esenti fino a 10 euro al giorno. Calcola quanto costano davvero e quanto risparmi rispetto all'aumento in busta paga.

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Buoni pasto 2026: le soglie in vigore

Dal 1° gennaio 2026 la soglia giornaliera di esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto elettronici è salita da 8,00 a 10,00 euro. Il limite dei buoni cartacei resta fermo a 4,00 euro.

Tipo di buonoSoglia esente/giornoSu 220 giorni
Elettronico10,00 €2.200 € esenti
Cartaceo4,00 €880 € esenti
Riferimento normativo: art. 51, comma 2, lettera c) del TUIR, come modificato dalla Legge di Bilancio 2026. La soglia dei buoni pasto non si cumula con il plafond generale dei fringe benefit (1.000 / 2.000 euro): sono due binari separati e si sommano.

Cosa succede se il buono vale più della soglia

Qui i buoni pasto si comportano diversamente dai fringe benefit, ed è la differenza che fa risparmiare più errori. Se dai un buono da 12 euro elettronico, diventa imponibile solo la parte eccedente, cioè 2 euro al giorno. I primi 10 restano esenti.

Nei fringe benefit vale invece la regola opposta, il cosiddetto tutto o niente: superata la soglia anche di un euro, l'intero importo diventa imponibile. Confondere le due regole è l'errore più frequente nei piani welfare fatti in casa.

Perché il buono pasto batte l'aumento in busta paga

Su ogni euro lordo aggiunto alla retribuzione l'azienda paga circa il 30% di contributi INPS e accantona il TFR; il dipendente ne perde un altro 9,19% di contributi più l'IRPEF marginale. Il risultato è che per far arrivare 100 euro netti in tasca al dipendente l'azienda ne spende tra i 220 e i 250, a seconda dello scaglione.

Il buono pasto entro soglia, invece, arriva intero: 10 euro di buono valgono 10 euro, sia per chi li dà sia per chi li riceve. È il motivo per cui resta lo strumento di welfare con il rapporto costo/beneficio più alto in assoluto.

Le regole che non puoi ignorare

Chi ne ha diritto

Il buono pasto sostituisce il servizio mensa e spetta ai lavoratori dipendenti nei giorni di effettiva prestazione. Può essere riconosciuto anche a chi lavora part-time, indipendentemente dall'articolazione dell'orario e anche in assenza di pausa pranzo. Va invece riconosciuto solo per le giornate lavorate: non spetta per ferie, malattia, permessi e assenze.

Smart working

Il buono pasto spetta anche ai dipendenti in lavoro agile: l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che non è un rimborso spese legato al luogo della prestazione, quindi il regime di esenzione resta identico a quello di chi lavora in sede. Il diritto dipende da quanto prevede il contratto o l'accordo aziendale.

Cumulabilità e uso

Attenzione al dimensionamento. Assegnare più buoni dei giorni effettivamente lavorati è il modo più comune per trasformare un benefit in un contenzioso: in caso di verifica la quota non giustificata viene riqualificata come retribuzione, con contributi e sanzioni.

Cosa cambia per il dipendente

Dal lato del lavoratore il ragionamento è semplice: il buono pasto entro soglia non compare in busta paga come imponibile, quindi non paga né contributi né IRPEF su quella cifra. Non incide sul reddito complessivo, quindi non fa perdere detrazioni o bonus legati al reddito, e non entra nel calcolo dell'ISEE come reddito da lavoro.

Il rovescio della medaglia: essendo escluso dall'imponibile, non contribuisce alla pensione e non entra nel calcolo del TFR. Un aumento di stipendio da 2.200 euro lordi fa crescere il montante contributivo; 2.200 euro di buoni pasto no. È una scelta tra liquidità immediata e accantonamento futuro, e va detta con onestà quando si presenta un piano welfare ai lavoratori.

Domande frequenti

Qual è la soglia di esenzione dei buoni pasto nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026 i buoni pasto elettronici sono esenti da tasse e contributi fino a 10,00 euro al giorno, in crescita rispetto agli 8,00 euro precedenti. I buoni cartacei restano esenti fino a 4,00 euro al giorno. Il riferimento è l'art. 51, comma 2, lettera c) del TUIR come modificato dalla Legge di Bilancio 2026.
I buoni pasto rientrano nel plafond dei 1.000 o 2.000 euro dei fringe benefit?
No. La soglia giornaliera dei buoni pasto è autonoma e non si cumula con il plafond generale dei fringe benefit. Un dipendente può ricevere 2.200 euro di buoni pasto elettronici esenti in un anno e, in aggiunta, fino a 1.000 euro di fringe benefit (2.000 se ha figli fiscalmente a carico).
Cosa succede se il buono pasto supera la soglia?
Diventa imponibile solo la parte eccedente, non l'intero importo. Un buono elettronico da 12 euro è esente per 10 euro e imponibile per 2 euro al giorno. È una regola diversa da quella dei fringe benefit, dove superare la soglia anche di un euro rende tassabile tutto quanto è stato erogato nell'anno.
I buoni pasto spettano anche in smart working?
Sì. L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che il buono pasto non è un rimborso legato al luogo di lavoro, quindi il regime di esenzione vale anche per chi lavora da casa. Il diritto concreto dipende da quanto stabiliscono il contratto collettivo o l'accordo aziendale.
I buoni pasto fanno pensione o TFR?
No. Proprio perché sono esclusi dall'imponibile contributivo, i buoni pasto non aumentano il montante previdenziale e non entrano nel calcolo del TFR. Un aumento in busta paga sì. È la contropartita del vantaggio fiscale ed è corretto spiegarla ai lavoratori quando si presenta il piano.
Per l'azienda i buoni pasto sono deducibili?
Sì, il costo dei buoni pasto è deducibile dal reddito d'impresa in quanto spesa per prestazioni di lavoro dipendente ai sensi dell'art. 95 del TUIR. Per il trattamento IVA e per la corretta impostazione contabile conviene sempre un confronto con il proprio commercialista.

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