Calcola il risparmio dei buoni pasto
Confronta quanto ti costa dare valore ai dipendenti con i buoni pasto rispetto a un aumento equivalente in busta paga. Tutti i campi sono modificabili.
| Voce | Per dipendente | Totale azienda |
|---|
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Richiedi l'analisi gratuita →Buoni pasto 2026: le soglie in vigore
Dal 1° gennaio 2026 la soglia giornaliera di esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto elettronici è salita da 8,00 a 10,00 euro. Il limite dei buoni cartacei resta fermo a 4,00 euro.
| Tipo di buono | Soglia esente/giorno | Su 220 giorni |
|---|---|---|
| Elettronico | 10,00 € | 2.200 € esenti |
| Cartaceo | 4,00 € | 880 € esenti |
Cosa succede se il buono vale più della soglia
Qui i buoni pasto si comportano diversamente dai fringe benefit, ed è la differenza che fa risparmiare più errori. Se dai un buono da 12 euro elettronico, diventa imponibile solo la parte eccedente, cioè 2 euro al giorno. I primi 10 restano esenti.
Nei fringe benefit vale invece la regola opposta, il cosiddetto tutto o niente: superata la soglia anche di un euro, l'intero importo diventa imponibile. Confondere le due regole è l'errore più frequente nei piani welfare fatti in casa.
Perché il buono pasto batte l'aumento in busta paga
Su ogni euro lordo aggiunto alla retribuzione l'azienda paga circa il 30% di contributi INPS e accantona il TFR; il dipendente ne perde un altro 9,19% di contributi più l'IRPEF marginale. Il risultato è che per far arrivare 100 euro netti in tasca al dipendente l'azienda ne spende tra i 220 e i 250, a seconda dello scaglione.
Il buono pasto entro soglia, invece, arriva intero: 10 euro di buono valgono 10 euro, sia per chi li dà sia per chi li riceve. È il motivo per cui resta lo strumento di welfare con il rapporto costo/beneficio più alto in assoluto.
Le regole che non puoi ignorare
Chi ne ha diritto
Il buono pasto sostituisce il servizio mensa e spetta ai lavoratori dipendenti nei giorni di effettiva prestazione. Può essere riconosciuto anche a chi lavora part-time, indipendentemente dall'articolazione dell'orario e anche in assenza di pausa pranzo. Va invece riconosciuto solo per le giornate lavorate: non spetta per ferie, malattia, permessi e assenze.
Smart working
Il buono pasto spetta anche ai dipendenti in lavoro agile: l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che non è un rimborso spese legato al luogo della prestazione, quindi il regime di esenzione resta identico a quello di chi lavora in sede. Il diritto dipende da quanto prevede il contratto o l'accordo aziendale.
Cumulabilità e uso
- I buoni non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro.
- Sono utilizzabili fino a un massimo di 8 buoni per singola transazione.
- Il valore non utilizzato non è monetizzabile: attenzione a dimensionare bene il numero.
- Vanno spesi presso gli esercizi convenzionati con la società emettitrice.
Cosa cambia per il dipendente
Dal lato del lavoratore il ragionamento è semplice: il buono pasto entro soglia non compare in busta paga come imponibile, quindi non paga né contributi né IRPEF su quella cifra. Non incide sul reddito complessivo, quindi non fa perdere detrazioni o bonus legati al reddito, e non entra nel calcolo dell'ISEE come reddito da lavoro.
Il rovescio della medaglia: essendo escluso dall'imponibile, non contribuisce alla pensione e non entra nel calcolo del TFR. Un aumento di stipendio da 2.200 euro lordi fa crescere il montante contributivo; 2.200 euro di buoni pasto no. È una scelta tra liquidità immediata e accantonamento futuro, e va detta con onestà quando si presenta un piano welfare ai lavoratori.