Aggiornato ad agosto 2026

Piattaforma fringe benefit 2026: simula il piano welfare della tua azienda

Plafond di 1.000 euro, 2.000 per chi ha figli a carico. Calcola quanto costa il piano, quanto arriva davvero ai dipendenti e dove rischi di sforare la soglia.

Simula il tuo piano fringe benefit

Imposta il budget per dipendente e vedi subito quanto vale in busta paga, quanto costa all'azienda e se resti dentro le soglie di esenzione.

Costo annuo per l'azienda
Valore netto per dipendente
Stessa cifra in busta paga costerebbe
Risparmio annuo dell'azienda
VocePer dipendenteTotale azienda

Ti costruisco il piano, non ti vendo una piattaforma

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Le soglie fringe benefit 2026

Per il 2026 restano confermate le soglie introdotte per il triennio 2025-2027: 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti e 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Entro questi limiti il valore dei beni e servizi erogati non concorre a formare il reddito, né ai fini fiscali né ai fini contributivi.

Situazione del dipendentePlafond esente 2026
Senza figli fiscalmente a carico1.000 €
Con figli fiscalmente a carico2.000 €
Riferimento normativo: art. 1, commi 390 e 391, della Legge 207/2024, che ha fissato le soglie per i periodi d'imposta 2025, 2026 e 2027. Il 2026 è quindi una conferma, non una novità. La soglia dei buoni pasto resta separata e si somma a questa.

La regola del tutto o niente

È il meccanismo che manda fuori strada i piani improvvisati. Se il valore complessivo dei fringe benefit erogati nell'anno supera la soglia anche di un solo euro, diventa imponibile l'intero importo, non solo la parte eccedente. Un dipendente senza figli che riceve 1.050 euro di benefit non si vede tassare 50 euro: se ne vede tassare 1.050, con contributi a carico anche dell'azienda.

È il motivo per cui una piattaforma seria serve davvero: tenere il conto a mano, tra buoni acquisto, rimborsi e omaggi natalizi, è il modo più rapido per superare la soglia senza accorgersene.

Cosa si può mettere nel plafond

Il rimborso delle utenze, dell'affitto e degli interessi del mutuo è la voce che i lavoratori percepiscono meglio, perché tocca spese che pagherebbero comunque. Richiede però documentazione puntuale e una dichiarazione del dipendente: senza giustificativi il rimborso è contestabile.

Premi di produttività: nel 2026 il calcolo cambia

È la novità che più incide sulle scelte di quest'anno e vale la pena dirla senza girarci intorno, anche se rende meno automatica la vendita di un piano welfare.

Per il biennio 2026-2027 i premi di risultato sono assoggettati a un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle addizionali pari all'1%, entro un limite innalzato a 5.000 euro lordi annui. Prima l'aliquota era più alta e il tetto più basso.

La conseguenza pratica: con un'imposta all'1%, convertire il premio in welfare non è più automaticamente più conveniente. Il premio in denaro arriva quasi intero e resta liquido, spendibile ovunque, e alimenta comunque il TFR. La conversione in benefit conserva vantaggi su singole voci — in particolare la previdenza complementare e la sanità integrativa, che restano fuori dall'imponibile — ma va valutata caso per caso, non data per scontata.

Da sapere: il nuovo limite di 5.000 euro e l'aliquota dell'1% si applicano anche quando il premio viene convertito in benefit aziendali. L'esenzione dei benefit opera comunque nei limiti e alle condizioni previsti dall'art. 51 del TUIR per ciascuna tipologia. L'Agenzia delle Entrate è intervenuta sui dubbi interpretativi con la Risoluzione n. 22 del 9 giugno 2026.

Come si costruisce un piano che regge a una verifica

Generalità dei dipendenti o categorie omogenee

Il regime di favore spetta se il benefit è offerto alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee: tutti gli operai, tutti i quadri, tutti i dipendenti di una sede, tutti quelli con figli. Non a singoli lavoratori scelti discrezionalmente. Un piano costruito su nomi e cognomi è un piano che in verifica diventa retribuzione.

Contratto, accordo o regolamento aziendale

La forma non è un dettaglio burocratico: decide quanto puoi dedurre. Con un impegno vincolante e non revocabile a discrezione del datore — contratto collettivo, accordo sindacale o regolamento aziendale con obbligo giuridico — il costo è integralmente deducibile come spesa per prestazioni di lavoro dipendente. Se il welfare è erogato in modo volontario e revocabile, la deduzione scende al 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro risultanti dalla dichiarazione.

Riferimenti: art. 95 del TUIR per la deducibilità integrale delle spese per prestazioni di lavoro dipendente; art. 100, comma 1, del TUIR per il limite del 5 per mille sulle opere e sui servizi con finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto volontariamente sostenuti.

A cosa serve davvero una piattaforma

Una piattaforma fringe benefit non è un catalogo di sconti: è lo strumento che tiene traccia del plafond individuale, blocca l'erogazione quando il dipendente sta per superare la soglia, raccoglie i giustificativi dei rimborsi e produce il flusso da consegnare al consulente del lavoro. In un'azienda da dieci persone si può anche gestire a mano; da venti in su, il rischio di sforare la soglia per distrazione supera il costo del canone.

Il punto su cui invito a ragionare prima di scegliere lo strumento è un altro: quale problema stai risolvendo. Trattenere le persone, recuperare potere d'acquisto, sostituire un aumento che l'azienda non può permettersi. Piani identici nei numeri danno risultati opposti a seconda di questo. Poi si sceglie la piattaforma, non prima.

Cosa cambia per il dipendente

Per il lavoratore il vantaggio è secco: 1.000 o 2.000 euro di benefit valgono 1.000 o 2.000 euro. La stessa cifra data come aumento lordo, con un'aliquota marginale del 35%, ne lascia in tasca circa 570. Sui rimborsi di utenze e affitto il beneficio è ancora più concreto, perché sostituisce spese che il dipendente sostiene comunque.

I limiti, che è corretto esplicitare: il welfare non fa reddito, quindi non alimenta la pensione, non entra nel TFR e non conta ai fini di un finanziamento o di un mutuo. Non è liquido come lo stipendio e va speso entro l'anno di competenza. Un piano presentato senza dire anche questo genera aspettative sbagliate e, quando emergono, si ritorce sull'azienda.

Domande frequenti

Quali sono le soglie fringe benefit nel 2026?
Per il 2026 il plafond esente è di 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti e di 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Le soglie sono state fissate dall'art. 1, commi 390 e 391, della Legge 207/2024 per i periodi d'imposta 2025, 2026 e 2027: il 2026 è una conferma, non una modifica.
Cosa succede se si supera la soglia dei fringe benefit?
Scatta la regola del tutto o niente: superata la soglia anche di un solo euro, diventa imponibile l'intero valore dei benefit erogati nell'anno, non soltanto l'eccedenza. Un dipendente senza figli che riceve 1.050 euro di benefit si vede tassare tutti i 1.050 euro, con contributi a carico anche dell'azienda.
I buoni pasto rientrano nel plafond dei fringe benefit?
No. I buoni pasto hanno una soglia autonoma di 10 euro al giorno per gli elettronici e 4 euro per i cartacei, che non si cumula con il plafond generale. Anche i contributi a casse e fondi sanitari hanno un plafond dedicato di 3.615,20 euro. I tre binari si sommano tra loro.
Il rimborso delle utenze e dell'affitto rientra nei fringe benefit?
Sì. Rientrano nel plafond le somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche di acqua, luce e gas, del canone di locazione dell'abitazione principale e degli interessi sul mutuo dell'abitazione principale. Servono documentazione delle spese e dichiarazione del dipendente, altrimenti il rimborso è contestabile in verifica.
Conviene ancora convertire il premio di produttività in welfare nel 2026?
Meno di prima, e va valutato caso per caso. Per il 2026-2027 i premi di risultato scontano un'imposta sostitutiva dell'1% entro 5.000 euro annui: il premio in denaro arriva quasi intero, resta liquido e alimenta il TFR. La conversione conserva vantaggi su voci specifiche come previdenza complementare e sanità integrativa, ma non è più automaticamente più conveniente.
Il welfare aziendale è interamente deducibile per l'impresa?
Dipende dalla forma. Con un impegno vincolante e non revocabile a discrezione del datore, cioè contratto collettivo, accordo sindacale o regolamento aziendale con obbligo giuridico, il costo è integralmente deducibile ai sensi dell'art. 95 del TUIR. Se il welfare è erogato volontariamente, la deduzione è limitata al 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.
I fringe benefit fanno pensione o TFR?
No. Proprio perché entro soglia non concorrono a formare il reddito, i fringe benefit non alimentano il montante contributivo e non entrano nel calcolo del TFR. Non risultano nemmeno come reddito ai fini di un finanziamento o di un mutuo. È la contropartita del vantaggio fiscale e conviene dichiararla apertamente ai lavoratori.

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